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Morsi Dolorosi

January 18, 2018

Anni fa mi capitò di vedere per la prima volta una paziente con problemi alla articolazione temporo-mandibolare (TMJ come è di moda dire) che decisi di trattare con una piccola iniezione di soluzione proliferante ed anestetico locale ripetuta due o tre volte a distanza mensile. Questo diede alla paziente un sollievo completo da una serie di disturbi che duravano da molto tempo; il tutto era cominciato dopo un colpo di frusta avvenuto alcuni anni prima. 

In seguito mi capitarono altri pazienti con disturbi simili che trattai nello stesso modo con risultati analoghi. Tutte queste persone erano state precedentemente trattate da esperti di gnatologia ed occlusione dentale, posturologia, osteopatia cranica e così via.

Stupito dalla grande varietà di sintomi che avevano questi pazienti e dalla relativa semplicità della cura iniziai a informarmi. Facendo un queryng su Medline alla voce “temperomandibular disorders” compaiono molte migliaia di articoli fra i quali non è facile orientarsi.

Cominciai a frequentare qualche congresso per cercare di imparare qualcosa di più su questa misteriosa TMJ. Rovistando fra i miei appunti ingialliti trovo che gli

 

esperti colleghi parlavano di “correlazioni biomeccaniche delle ossa craniche”, “relazione angolare fra cranio e colonna cervicale”, “approccio multidisciplinare”, “team therapy”, “normalizzazione coordinata del movimento cranio-sacrale”, “sintomatologia disfunzionale”, “cefalometria”.

Arrivai a concludere che probabilmente i miei pazienti erano guariti per caso e certamente occorreva formare un dream team per arrivare alla sistematica risoluzione di questi problemi. Tuttavia l’insieme di specialisti che avevo raccolto rese ancora più difficile la soluzione del problema perché ognuno aveva una teoria che non combaciava con quella degli altri.  In linea di massima a tutti i pazienti veniva fornito un bite, che presto o tardi finiva nel cassetto e gli stessi ricevevano delle interminabili sedute di manipolazione delle ossa craniche. Quando cercavo di parlare dei miei successi con la proloterapia venivo zittito in quanto meccanicista di basso livello.

Trovai infine che Louis Schultz, un dentista di Chicago, aveva iniziato ad usare la proloterapia dal 1937 in una grande quantità di pazienti che avevano problemi della TMJ di varia origine spiegandone l’origine con parole comprensibili anche alle persone che non amano le ipercomplicazioni artificiose. Nella prima fase del colpo di frusta per esempio, il capo subisce una iperestensione, la bocca si apre per la forte trazione delle strutture fasciali anteriori che si estendono fino alla capsula della  TMJ provocandone così la lesione, (Provare per credere! Fate una estensione della testa prima a bocca chiusa e poi a bocca aperta).

Ripensando al mio tentativo di formare un dream team per la cura della TMJ la sensazione che provo è di essere stato come il fanciullo della novella di Christian Andersen che disse “Il Re è nudo!”  nella riunione della corte del re cui era stato venduto un vestito invisibile e inesistente.

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