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Articolo del Dr. Luciano Cesare Bassani - La Verità -13/01/2019

Ghiaccio e argilla guariscono il mal di caviglia

 

La caviglia è un’articolazione costituita da tibia, perone e astragalo ed è tenuta assieme da legamenti laterali e mediali. Questi legamenti sono strutturati per resistere alle enormi forze di compressione a cui sono sottoposti e risultano invece più vulnerabili ai traumi distrattivi. Questi possono accadere in qualunque momento, magari camminando sovrappensiero, magari trovando un ostacolo imprevisto come una buca ma l’incidente può anche verificarsi per l’utilizzo di scarpe sbagliate con un tacco troppo alto, oppure praticando uno sport come la corsa, il tennis o lo squash.

In genere le distorsioni avvengono in varo (spostamento del carico sul margine esterno del piede), più raramente in valgo (spostamento del carico sul margine interno del piede).  In base all’entità del trauma il problema può essere modesto, a tal punto che al momento non sembra accaduto nulla, oppure di media o alta gravità. 

Se al momento del trauma la situazione non sembra grave conviene cercare di lasciare a riposo e in scarico la caviglia sino al giorno dopo e vedere cosa accade.  Se il giorno successivo il quadro non peggiora, significa che si è verificata solo una blanda distorsione dei legamenti e osservando un breve periodo di riposo, senza sottoporre la caviglia a stress, le cose si aggiustano.

Se invece all’indomani ci troveremo di fronte a una caviglia gonfia, con segni di soffusione ematica, la situazione potrà essere considerata più seria e converrà suggerire riposo in scarico e l’esecuzione di una lastra.

Se la radiografia risulterà negativa per una lesione dell’osso sarà utile dopo qualche giorno eseguire un’ecografia che potrebbe evidenziare una sofferenza dei legamenti.  In tal caso il protocollo migliore di terapia sarà mantenere una settimana il piede in scarico associando impacchi di argilla verde a frequenti impacchi di ghiaccio e le applicazioni di tecarterapia e di laserterapia. Poi dalla settimana successiva sarà utile iniziare un blando rinforzo muscolare utilizzando tecniche in contro-resistenza adattata.

Dopo tre settimane, in caso persista dolore e instabilità della caviglia, risulta indispensabile procedere con terapia rigenerativa infiltrativa (proloterapia), metodica di grande efficacia oramai entrata nel bagaglio terapeutico del fisiatra.

Da sottolineare l’inutilità delle immobilizzazioni con stecche gessate per periodi medio lunghi, salvo casi particolari, a causa dell’attivazione di un rapido processo di ipotonia muscolare e rarefazione ossea.

Nei mesi successivi al trauma è invece molto utile intensificare la ginnastica propriocettiva, magari integrando con piattaforme instabili che migliorino la stabilità articolare.

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