Instabilità articolare funzionale e proloterapia: indicazioni, limiti e valutazione clinica
- Journal editorial

- 3 feb
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L’instabilità articolare funzionale è un concetto clinico spesso meno visibile rispetto alle lesioni strutturali evidenti, ma non per questo meno rilevante. In molti casi, dolore persistente e riduzione della funzione articolare non dipendono da una lesione macroscopica, bensì da un’alterata capacità dell’articolazione di gestire il carico e il movimento nel tempo.

È in questo contesto, complesso e multifattoriale, che viene talvolta discussa la proloterapia, sempre con un approccio prudente e orientato alla valutazione individuale.
Il contesto clinico
Con instabilità articolare funzionale si intende una condizione in cui l’articolazione presenta una ridotta capacità di controllo e stabilità durante il movimento, pur in assenza di instabilità strutturale grave o lesioni evidenti agli esami strumentali.
Dal punto di vista clinico, questa condizione può manifestarsi con:
dolore ricorrente o persistente
sensazione di “cedimento” o insicurezza articolare
riduzione della tolleranza al carico
difficoltà nei movimenti ripetuti o nelle attività quotidiane
Le articolazioni più frequentemente coinvolte includono caviglia, ginocchio, spalla e articolazioni periferiche, ma il quadro clinico varia ampiamente da persona a persona.
Approcci terapeutici e limiti attuali
La gestione dell’instabilità articolare funzionale è prevalentemente conservativa. Programmi di esercizio terapeutico mirati, controllo neuromuscolare, miglioramento della forza e della coordinazione rappresentano il cardine del trattamento.
Nonostante ciò, esistono situazioni in cui, anche dopo percorsi ben strutturati, i sintomi persistono o tendono a ripresentarsi. In questi casi, possono essere discusse opzioni aggiuntive, sempre come integrazione e non come sostituzione dell’approccio riabilitativo.
Quando viene discussa la proloterapia
Nella pratica clinica e in parte della letteratura, la proloterapia viene talvolta considerata nei casi di instabilità articolare funzionale persistente, in particolare quando:
i sintomi sono cronici o recidivanti
non sono presenti indicazioni chirurgiche
si ipotizza un coinvolgimento dei tessuti di supporto periarticolari
i trattamenti conservativi non hanno portato a risultati soddisfacenti nel tempo
In questo contesto, la proloterapia non viene considerata un intervento risolutivo, ma una possibile opzione da valutare all’interno di un percorso più ampio e strutturato.
Evidenze, variabilità e aspettative realistiche
Le evidenze scientifiche sull’uso della proloterapia nei contesti di instabilità articolare funzionale sono limitate e non sempre omogenee. Alcuni studi suggeriscono possibili benefici sul dolore e sulla funzione, ma i risultati non sono univoci.
Nella pratica clinica reale, la risposta al trattamento è variabile. In alcuni casi si osserva un miglioramento della percezione di stabilità e della funzione; in altri, i benefici risultano modesti o assenti. Questa variabilità rende essenziale una comunicazione chiara e una valutazione attenta delle aspettative.
Il ruolo della valutazione clinica
Nell’instabilità articolare funzionale, la valutazione clinica è centrale per comprendere il contributo dei diversi fattori coinvolti: controllo motorio, carico, storia di traumi, adattamento dei tessuti e obiettivi funzionali.
La decisione di discutere la proloterapia deve basarsi su una visione complessiva del quadro clinico, evitando approcci standardizzati o applicazioni indiscriminate.
Un’opzione da contestualizzare
L’instabilità articolare funzionale richiede spesso percorsi graduali e personalizzati. La proloterapia, quando discussa, va inserita in una strategia integrata che continui a includere esercizio terapeutico, gestione del carico e monitoraggio nel tempo.
Informarsi sui limiti e sulle incertezze delle diverse opzioni consente di orientarsi in modo più consapevole e realistico.



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