Proloterapia: cosa si inietta e a cosa serve il glucosio?

Non cortisone né acido ialuronico: nella proloterapia la sostanza più utilizzata è il destrosio, comunemente chiamato glucosio. Ma perché si inietta uno zucchero nei tessuti? E cosa cambia tra le diverse concentrazioni? Una nuova ricerca scientifica pubblicata nell'ottobre 2026 aiuta a comprendere meglio questa tecnica e i suoi limiti.
Chi sente parlare di proloterapia per la prima volta si pone generalmente alcune domande: che cosa viene iniettato? Si tratta di un farmaco antinfiammatorio? Di una sostanza che lubrifica le articolazioni? Oppure di qualcosa che può favorire i processi di riparazione dei tessuti?
La risposta può sorprendere: la sostanza più comunemente utilizzata nella proloterapia è il glucosio, chiamato anche destrosio. Lo stesso zucchero che il nostro organismo utilizza come fonte di energia, ma somministrato localmente in soluzioni con caratteristiche e concentrazioni differenti.
Per comprendere perché venga utilizzato, bisogna però distinguere la proloterapia dalle altre infiltrazioni e chiarire che cosa sappiamo dei suoi possibili effetti.
Una nuova revisione scientifica pubblicata il 9 ottobre 2026 su Archives of Physical Medicine and Rehabilitation offre l'occasione per approfondire un aspetto particolarmente interessante: le diverse concentrazioni di glucosio utilizzate nella proloterapia producono risultati differenti?
Che cos'è il glucosio utilizzato nella proloterapia?
Il glucosio è uno zucchero semplice naturalmente presente nel sangue e nei tessuti dell'organismo. È una delle principali fonti energetiche delle nostre cellule e partecipa a numerosi processi metabolici.
Nella proloterapia viene utilizzato sotto forma di soluzione sterile iniettabile. Nella letteratura scientifica internazionale è generalmente indicato con il termine dextrose prolotherapy, cioè proloterapia con destrosio.
È importante chiarire subito un possibile equivoco: il fatto che il glucosio sia una sostanza naturalmente presente nell'organismo non significa che la sua iniezione sia automaticamente priva di rischi. La sicurezza di una procedura dipende anche dalla sede, dalla tecnica, dalle condizioni del paziente e dalla corretta esecuzione.
La proloterapia con destrosio è stata studiata in alcune condizioni dolorose dell'apparato muscoloscheletrico, tra cui tendinopatie, disturbi legamentosi e artrosi. Le evidenze, tuttavia, non sono ugualmente solide per tutte queste indicazioni.
Per un quadro più ampio è possibile consultare il nostro approfondimento Proloterapia e tendinopatie: cosa dicono gli studi e le nuove evidenze scientifiche, dedicato alle ricerche su spalla, gomito, tendine d'Achille e fascia plantare.
Perché si inietta glucosio nei tendini, nei legamenti o nelle articolazioni?
Il razionale della proloterapia tradizionale si basa sull'ipotesi che determinate infiltrazioni possano stimolare una risposta biologica locale, potenzialmente coinvolta nei processi di adattamento e riparazione dei tessuti.
Quando si utilizzano soluzioni ipertoniche, cioè con una concentrazione di glucosio superiore a quella fisiologica, vengono ipotizzati effetti locali sulle cellule e sull'ambiente extracellulare.
Storicamente, la proloterapia è stata sviluppata soprattutto per il trattamento di alcune condizioni dolorose associate a tendini, legamenti e articolazioni. Nel tempo, il suo utilizzo si è esteso ad ambiti differenti, con protocolli non sempre omogenei.
Ma attenzione: un meccanismo biologico ipotizzato non equivale alla dimostrazione di un beneficio clinico.
Anche quando un paziente riferisce una riduzione del dolore, questo risultato non prova necessariamente che il tendine o il legamento abbia recuperato la propria struttura anatomica.
La ricerca deve quindi distinguere due domande: la proloterapia può ridurre il dolore o migliorare la funzione in una determinata condizione? Ed esistono prove che produca una riparazione strutturale dei tessuti?
Sono questioni collegate, ma non equivalenti.
Per comprendere il razionale storico della metodica è interessante anche la descrizione proposta dal professor Luciano Bassani nella pagina dedicata a che cos'è la proloterapia, che illustra l'utilizzo del destrosio ipertonico nella pratica clinica.
Qual è la differenza tra proloterapia, cortisone e acido ialuronico?
Le infiltrazioni non sono tutte uguali, anche quando vengono praticate nella stessa regione anatomica.
Il cortisone viene utilizzato principalmente per i suoi effetti antinfiammatori e può essere indicato in specifiche condizioni cliniche, tenendo conto dei possibili effetti indesiderati e dei limiti legati a sede e frequenza delle somministrazioni.
L'acido ialuronico viene impiegato soprattutto in ambito articolare, in particolare nell'artrosi, con l'obiettivo di ottenere un possibile miglioramento dei sintomi. La sua utilità clinica varia secondo l'indicazione e le raccomandazioni delle diverse linee guida.
La proloterapia con destrosio nasce invece da un razionale differente: non è concepita principalmente come un'infiltrazione antinfiammatoria o come un trattamento viscosupplementante.
Questo non significa che sia superiore alle altre tecniche. Significa che i trattamenti hanno obiettivi e meccanismi proposti differenti, e che la loro efficacia deve essere verificata attraverso studi clinici specifici.
La scelta non dovrebbe quindi partire dalla domanda «qual è l'infiltrazione più potente?», ma dalla diagnosi e dalla qualità delle prove disponibili per quella particolare condizione.
Perché nella proloterapia si usano concentrazioni diverse di glucosio?
Arriviamo così a uno degli aspetti meno conosciuti della proloterapia.
Le soluzioni di destrosio non vengono utilizzate sempre nella stessa concentrazione. Negli studi e nella pratica clinica si incontrano percentuali differenti, fra cui il 5%, il 10%, il 15%, il 20% e il 25%.
La concentrazione indica la quantità di glucosio presente nella soluzione. Ma una percentuale più elevata non significa automaticamente un trattamento più efficace.
La scelta può variare in relazione alla struttura anatomica, alla tecnica infiltrativa, all'obiettivo del trattamento e al protocollo seguito.
Per esempio, nella sua descrizione della proloterapia con destrosio ipertonico, Luciano Bassani riferisce l'utilizzo di concentrazioni al 15% in sede periostea e al 25% in sede intra-articolare. Si tratta di una descrizione del suo approccio clinico, non della dimostrazione che tali concentrazioni siano le migliori per ogni paziente.
Proprio la variabilità dei protocolli ha portato i ricercatori a porsi una domanda: è possibile identificare scientificamente la concentrazione più efficace?
Il nuovo studio del 2026: quale concentrazione di glucosio funziona meglio?
Il 9 ottobre 2026 è stata pubblicata su Archives of Physical Medicine and Rehabilitation una revisione sistematica con network meta-analisi intitolata Optimal Dextrose Concentration for Prolotherapy in Tendinopathy: A Systematic Review and Network Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials.
Gli autori hanno esaminato nove studi clinici randomizzati, per un totale di 490 partecipanti con tendinopatie.
L'obiettivo era confrontare l'effetto di differenti concentrazioni di destrosio sulla riduzione del dolore.
Un elemento merita particolare attenzione: dei nove studi individuati, soltanto tre, comprendenti complessivamente 111 pazienti, hanno potuto essere inclusi nella network meta-analisi. Inoltre, ogni confronto era sostenuto da un solo studio.
Questo limite riduce la certezza con cui è possibile interpretare i risultati.
Nel confronto con la soluzione salina, le concentrazioni al 5% e al 15% hanno mostrato una riduzione del dolore superiore alla soglia di rilevanza clinica adottata dai ricercatori.
Entrambi i risultati derivavano però dallo stesso studio sull'epicondilite laterale, conosciuta come gomito del tennista.
Nello studio, il glucosio al 15% ha prodotto una riduzione del dolore maggiore rispetto al 5%, con una differenza di 1,11 punti su una scala da 0 a 10.
La differenza era statisticamente significativa, ma inferiore alla soglia di 1,4 punti utilizzata dagli autori per identificare una differenza clinicamente importante.
Per il glucosio al 20%, invece, il confronto disponibile non ha mostrato una superiorità statisticamente significativa rispetto alla soluzione salina.
Gli autori sottolineano che le prove sono di certezza bassa o molto bassa e che i risultati potrebbero dipendere anche dalle differenze fra sedi tendinee, programmi infiltrativi e tempi di valutazione.
La conclusione dello studio è quindi prudente: non esistono ancora evidenze sufficienti per stabilire quale concentrazione di glucosio sia ottimale nel trattamento delle tendinopatie.
Il lavoro è consultabile integralmente nella sua scheda bibliografica su PubMed, PMID 42854889.
Il glucosio al 25% è più efficace di quello al 15%?
È una domanda comprensibile, ma alla quale la nuova ricerca non permette di rispondere con una graduatoria.
Le concentrazioni più elevate, compreso il 25%, sono utilizzate in alcuni protocolli di proloterapia tradizionale. Questo però non dimostra che producano risultati migliori.
La risposta clinica dipende da numerosi fattori: patologia trattata, sede dell'infiltrazione, durata dei sintomi, numero di sedute e trattamenti associati.
Non sarebbe corretto trasferire automaticamente il risultato osservato in una tendinopatia del gomito a un'articolazione artrosica o a una diversa condizione legamentosa.
La nuova revisione, infatti, riguarda specificamente le tendinopatie e non dimostra che una determinata concentrazione sia superiore in tutte le applicazioni della proloterapia.
Per questo è importante evitare un'interpretazione semplicistica secondo cui aumentare la quantità di glucosio significherebbe aumentare proporzionalmente l'efficacia.
Glucosio al 5% e neuroproloterapia: stiamo parlando della stessa tecnica?
Non necessariamente.
La proloterapia tradizionale e alcune tecniche definite neuroproloterapia o terapia perineurale possono utilizzare entrambe soluzioni contenenti glucosio, ma differiscono per sedi di infiltrazione, modalità di somministrazione e obiettivi clinici.
Nella proloterapia tradizionale l'attenzione è spesso rivolta a strutture tendinee, legamentose o articolari.
Nelle infiltrazioni perineurali, invece, il trattamento interessa regioni anatomiche associate al decorso di nervi periferici. In questo ambito viene frequentemente utilizzata una soluzione di glucosio al 5%.
Non bisogna quindi pensare che la neuroproloterapia sia semplicemente una proloterapia tradizionale più diluita.
La distinzione riguarda il bersaglio anatomico e le ipotesi sul meccanismo d'azione, oltre alla concentrazione.
Per approfondire la storia e l'evoluzione di queste procedure è possibile consultare la pagina del professor Luciano Bassani dedicata alla proloterapia neurale.
Anche in questo ambito è necessario distinguere le osservazioni cliniche dalle evidenze scientifiche consolidate: l'utilizzo di una tecnica nella pratica professionale non ne dimostra automaticamente l'efficacia per tutte le indicazioni.
La proloterapia con glucosio è sicura?
La sicurezza è un aspetto essenziale, indipendentemente dalla concentrazione utilizzata.
Dopo un'infiltrazione possono comparire dolore locale, indolenzimento, gonfiore o altre reazioni transitorie. Come per qualsiasi procedura con ago, esistono inoltre rischi legati alla tecnica, fra cui sanguinamento, infezione e lesione accidentale delle strutture vicine.
La frequenza e la gravità dei possibili eventi dipendono anche dalla sede anatomica e dalle caratteristiche del paziente.
Per questo motivo la proloterapia deve essere eseguita da professionisti adeguatamente formati, dopo una valutazione clinica delle indicazioni e delle controindicazioni.
La concentrazione della soluzione, da sola, non permette di stabilire se un trattamento sia sicuro o appropriato.
Cosa significa questa ricerca per chi sta valutando la proloterapia?
La nuova revisione scientifica offre un contributo importante, ma non modifica un principio fondamentale: prima di scegliere una tecnica infiltrativa è necessario comprendere la causa del dolore.
Due pazienti che riferiscono dolore nella stessa regione anatomica possono presentare condizioni molto differenti.
Un dolore al gomito può essere associato a una tendinopatia, ma non ogni dolore al gomito ha origine tendinea. Allo stesso modo, un dolore alla spalla può dipendere da strutture diverse e richiedere percorsi terapeutici differenti.
Una corretta valutazione deve quindi precedere qualsiasi scelta sulla concentrazione del glucosio o sul numero di infiltrazioni.
Per approfondire questo aspetto rimandiamo ancora al nostro articolo Proloterapia e tendinopatie: cosa dicono gli studi, nel quale analizziamo perché i risultati della ricerca cambino a seconda della patologia considerata.
Conclusione: non conta soltanto che cosa si inietta, ma perché
Sapere che nella proloterapia si utilizza prevalentemente il glucosio è un primo passo per comprendere una tecnica ancora poco conosciuta dal grande pubblico.
Ma conoscere la sostanza non basta.
La proloterapia comprende protocolli differenti, utilizzati in condizioni cliniche diverse e sostenuti da evidenze scientifiche di qualità variabile.
La revisione pubblicata nell'ottobre 2026 conferma che alcune concentrazioni di destrosio hanno mostrato risultati favorevoli in specifici studi sulle tendinopatie. Allo stesso tempo, dimostra quanto sia prematuro individuare una percentuale universalmente migliore.
La domanda più importante, quindi, non è se sia preferibile il glucosio al 5%, al 15% o al 25%.
È capire se esista un'indicazione clinica appropriata alla proloterapia, quali risultati siano ragionevolmente attesi e quanto siano solide le prove disponibili.
Perché una terapia non dovrebbe essere giudicata soltanto in base alla sostanza che utilizza, ma soprattutto in base ai benefici che riesce a dimostrare.
FAQ – Le domande più frequenti
Che cosa viene iniettato durante la proloterapia?
La sostanza più comunemente utilizzata è il destrosio, chiamato anche glucosio, preparato in soluzione sterile. Le concentrazioni e i protocolli possono variare in base alla tecnica e all'indicazione clinica.
Perché si usa il glucosio nella proloterapia?
L'utilizzo del glucosio deriva dall'ipotesi che determinate soluzioni possano provocare effetti biologici locali utili nei processi di adattamento e riparazione dei tessuti. I meccanismi sono ancora oggetto di ricerca e non dimostrano automaticamente una rigenerazione strutturale.
La proloterapia contiene cortisone?
La proloterapia con destrosio non è un'infiltrazione di cortisone. Sono procedure differenti, anche se la composizione esatta di qualsiasi preparazione deve essere chiarita con il medico che la propone.
Quale concentrazione di glucosio è più efficace?
Non esiste attualmente una concentrazione dimostrata come migliore per tutte le condizioni. Una revisione del 2026 ha rilevato risultati favorevoli per il 5% e il 15% in un piccolo studio sull'epicondilite, ma le evidenze complessive restano insufficienti.
Qual è la differenza tra proloterapia e neuroproloterapia?
La differenza riguarda soprattutto le strutture trattate, le modalità infiltrative e gli obiettivi terapeutici. La neuroproloterapia utilizza spesso glucosio al 5% in procedure perineurali, mentre la proloterapia tradizionale impiega frequentemente soluzioni ipertoniche.
La proloterapia rigenera tendini e legamenti?
Non è possibile affermare che produca sistematicamente una rigenerazione dei tessuti. Alcuni studi hanno osservato miglioramenti clinici in determinate condizioni, ma il beneficio sul dolore non costituisce da solo una prova di riparazione anatomica.
Nota editoriale: questo contenuto ha finalità informative e di approfondimento scientifico. Non sostituisce la valutazione medica e non costituisce un'indicazione a eseguire trattamenti infiltrativi.




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