Proloterapia e tendinopatie: cosa dicono gli studi - le nuove evidenze scientifiche
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Dolore alla spalla, gomito del tennista, tendine d'Achille, fascite plantare: quando un problema tendineo persiste nel tempo e i trattamenti già effettuati non hanno dato il risultato sperato, una delle domande che può emergere è: la proloterapia può essere utile nelle tendinopatie?
La risposta richiede qualche attenzione in più di un semplice sì o no.
La proloterapia con destrosio è stata studiata in diverse condizioni muscolo-tendinee e negli ultimi anni sono aumentati gli studi clinici e le revisioni sistematiche dedicate alla metodica.
Le evidenze disponibili indicano risultati interessanti in alcune tendinopatie, ma presentano ancora differenze importanti tra studi, protocolli, concentrazioni utilizzate, tecniche infiltrative e condizioni trattate.
E proprio le pubblicazioni più recenti mostrano perché sia importante parlare di indicazione alla proloterapia, anziché genericamente di “proloterapia per il dolore”.
La proloterapia con destrosio è stata studiata nel trattamento di diverse tendinopatie. Alcuni studi e revisioni riportano miglioramenti del dolore e della funzione, mentre altre analisi non mostrano una superiorità clinicamente significativa rispetto ai trattamenti di controllo. Le evidenze sono quindi promettenti per alcune condizioni, ma non uniformi e non permettono di considerare la proloterapia un trattamento indicato per ogni tendinopatia.
Questo è probabilmente il modo più corretto di interpretare oggi la letteratura.
Una revisione sistematica dedicata alle tendinopatie correlate allo sport ha analizzato 20 studi randomizzati comprendenti complessivamente 1.136 pazienti. Nel complesso, gli autori hanno riscontrato risultati favorevoli alla proloterapia in una parte consistente degli studi, soprattutto nelle tendinopatie dell'epicondilo laterale, della cuffia dei rotatori e nella fascite plantare.
Ma quando si restringe l'analisi a una singola patologia, il quadro può diventare più complesso.
Ed è proprio quello che è accaduto recentemente con la spalla.
Proloterapia e cuffia dei rotatori: cosa hanno trovato gli studi del 2025?
La tendinopatia della cuffia dei rotatori rappresenta una delle condizioni nelle quali la proloterapia con destrosio è stata maggiormente studiata.
Nel 2025 sono state pubblicate nuove revisioni sistematiche e meta-analisi che permettono di aggiornare il quadro scientifico.
Una revisione pubblicata sull'Indian Journal of Anaesthesia ha preso in considerazione 13 studi, per un totale di 936 pazienti, confrontando la proloterapia con destrosio con trattamenti come fisioterapia, corticosteroidi, PRP e placebo.
Gli autori hanno riportato una riduzione statisticamente significativa del dolore e un miglioramento degli indici funzionali nei pazienti trattati con proloterapia. Sono stati inoltre osservati alcuni miglioramenti ecografici.
La conclusione degli autori è stata quindi favorevole alla possibilità di considerare la proloterapia con destrosio come una delle opzioni disponibili in pazienti selezionati.
Ma un'altra meta-analisi recente ha prodotto risultati più prudenti.
Perché una seconda meta-analisi arriva a conclusioni differenti?
Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2025 ha analizzato otto studi comprendenti complessivamente 431 pazienti con tendinopatia della cuffia dei rotatori.
In questo caso, confrontando proloterapia e trattamenti di controllo, non sono state osservate differenze statisticamente significative nei principali risultati riferiti dai pazienti per dolore e disabilità.
È stato rilevato un piccolo miglioramento dell'abduzione della spalla, mentre gli altri movimenti non hanno mostrato differenze significative.
Alcuni parametri ecografici suggerivano inoltre possibili modificazioni strutturali del tendine, ma queste non si traducevano costantemente in un miglioramento clinico percepito dal paziente.
Gli autori hanno quindi concluso che, sulla base dei dati analizzati, la proloterapia non può essere considerata superiore ai trattamenti conservativi di controllo nella tendinopatia cronica della cuffia dei rotatori.
Quindi gli studi si contraddicono?
Le revisioni scientifiche sulla proloterapia non forniscono ancora risultati completamente uniformi. Le differenze possono dipendere dai pazienti inclusi, dalle patologie considerate, dalla concentrazione di destrosio, dai punti di infiltrazione, dal numero di trattamenti, dai comparatori utilizzati e dalla durata del follow-up. Per questo i risultati di studi diversi non devono essere interpretati come se valutassero necessariamente lo stesso trattamento nello stesso paziente.
È questo probabilmente il punto più interessante.
Dire semplicemente che “uno studio dice che funziona e un altro dice che non funziona” sarebbe una lettura troppo superficiale della ricerca.
La proloterapia non viene infatti applicata con un unico protocollo universale.
Già una precedente revisione sistematica specifica sulla cuffia dei rotatori aveva evidenziato una notevole eterogeneità: alcuni studi utilizzavano infiltrazioni ecoguidate, altri protocolli multisito a livello delle entesi; variavano inoltre concentrazioni, numero e sede delle infiltrazioni.
Cambiano anche i gruppi di confronto.
Confrontare la proloterapia con placebo non risponde esattamente alla stessa domanda di uno studio che la confronta con fisioterapia, corticosteroidi o PRP.
Per questo le meta-analisi sono fondamentali, ma devono essere lette comprendendo che cosa stanno realmente confrontando.
Un cambiamento ecografico del tendine significa che il paziente sta meglio?
Non necessariamente. Un cambiamento della struttura del tendine osservato mediante ecografia non corrisponde automaticamente a una riduzione del dolore o a un miglioramento della funzione. Per valutare l'efficacia di un trattamento è necessario considerare insieme immagini, sintomi, capacità funzionale e risposta al carico.
Questa osservazione emersa dalle revisioni recenti è particolarmente importante.
Un tendine può modificare alcune proprie caratteristiche ecografiche senza che il paziente percepisca un miglioramento proporzionale.
Può accadere anche il contrario: funzione e dolore possono migliorare senza una normalizzazione completa dell'immagine.
Per questo l'obiettivo del trattamento di una tendinopatia non dovrebbe essere semplicemente quello di ottenere un'immagine ecografica più “bella”.
Il paziente deve recuperare funzione.
In quali tendinopatie è stata studiata la proloterapia?
La letteratura scientifica non riguarda esclusivamente la spalla.
Studi clinici hanno valutato la proloterapia con destrosio in diverse condizioni muscolo-tendinee, tra cui:
tendinopatia della cuffia dei rotatori;
epicondilalgia laterale;
tendinopatia achillea;
fascite/fasciopatia plantare;
altre condizioni tendinee e inserzionali.
La quantità e la qualità delle evidenze, tuttavia, non sono uguali per tutte queste condizioni.
Una revisione sistematica di studi randomizzati sulle tendinopatie sportive ha incluso 20 studi e 1.136 pazienti. La grande maggioranza dei protocolli analizzati utilizzava soluzioni contenenti destrosio.
Gli autori hanno riportato risultati favorevoli in numerosi studi, ma anche una distribuzione molto diversa della ricerca: epicondilo, cuffia dei rotatori e fascia plantare risultavano molto più studiati rispetto, per esempio, al tendine d'Achille.
Per questo non è corretto trasferire automaticamente il risultato ottenuto su un tendine a tutti gli altri.
Perché la diagnosi viene prima della proloterapia
Questo è probabilmente il concetto più importante dell'intero argomento.
Una persona non dovrebbe ricevere una proloterapia semplicemente perché “ha male a un tendine”.
Prima occorre stabilire:
quale struttura sia coinvolta;
se il tendine sia realmente la principale origine del dolore;
quale tipo di tendinopatia sia presente;
da quanto tempo esista il problema;
quale sia la capacità del tendine di sostenere il carico;
quali trattamenti siano già stati effettuati;
quale obiettivo funzionale debba essere raggiunto.
Un dolore alla spalla, per esempio, non equivale automaticamente a una tendinopatia della cuffia.
Un dolore al gomito non equivale automaticamente a epicondilalgia.
E un dolore vicino al tendine d'Achille non significa necessariamente che la struttura responsabile sia il tendine.
Proloterapia e riabilitazione non devono necessariamente essere considerate alternative. Nelle tendinopatie il recupero della capacità del tendine di sostenere progressivamente il carico rappresenta un elemento centrale del percorso conservativo. Un eventuale trattamento infiltrativo deve essere inserito, quando indicato, all'interno di una strategia terapeutica complessiva.
Questo evita un altro equivoco frequente.
Un'infiltrazione non restituisce automaticamente al tendine la capacità necessaria per correre, saltare, sollevare un peso o eseguire centinaia di volte un gesto sportivo.
Il recupero funzionale richiede generalmente una gestione progressiva del carico.
Se viene indicata una procedura infiltrativa, occorre quindi comprendere quale ruolo debba avere rispetto al programma riabilitativo e quale risultato ci si aspetti di ottenere.
La domanda non è necessariamente:
proloterapia oppure fisioterapia?
Può essere:
quale percorso terapeutico è appropriato per questa specifica tendinopatia?
Non esiste un trattamento infiltrativo migliore per tutte le tendinopatie. Corticosteroidi, PRP e proloterapia hanno meccanismi, indicazioni ed evidenze differenti. La scelta dipende dalla diagnosi, dalla sede e durata della tendinopatia, dalle terapie precedenti e dalle caratteristiche del paziente.
È una delle ricerche più comprensibili da parte di chi soffre da tempo.
Ma costruire una classifica assoluta tra trattamenti diversi rischia di essere fuorviante.
Una network meta-analysis sulla tendinopatia della cuffia dei rotatori aveva osservato, per esempio, benefici dei corticosteroidi soprattutto nel breve periodo, mentre proloterapia e PRP mostravano alcuni risultati più favorevoli nel lungo termine. Gli stessi autori invitavano però alla cautela a causa dell'eterogeneità degli studi.
Le revisioni successive hanno ulteriormente mostrato quanto sia difficile trasformare questi dati in una regola valida per ogni paziente.
La scelta terapeutica deve quindi essere guidata dall'indicazione clinica, non dalla ricerca della procedura considerata genericamente “più potente”.
La proloterapia rigenera il tendine?
Non è corretto affermare che la proloterapia “rigeneri” certamente un tendine. Il destrosio ipertonico viene utilizzato con l'obiettivo di modulare processi biologici locali associati alla risposta tissutale, ma i meccanismi sono ancora oggetto di studio e le modificazioni strutturali osservate non corrispondono necessariamente a un beneficio clinico.
Questa distinzione è importante soprattutto nella comunicazione online.
Il termine rigenerazione viene utilizzato frequentemente parlando di trattamenti infiltrativi, ma può creare aspettative eccessive.
Le evidenze cliniche devono essere valutate sulla base di risultati misurabili: dolore, funzione, capacità di carico, ritorno alle attività e qualità di vita.
Parlare di una generica “rigenerazione del tendine” non è sufficiente per dimostrare che una terapia sia clinicamente efficace.
Quando può essere presa in considerazione la proloterapia?
La proloterapia può essere valutata dal medico in alcune condizioni muscolo-scheletriche selezionate dopo aver definito la diagnosi e considerato le alternative terapeutiche disponibili.
Particolare attenzione deve essere data alle situazioni nelle quali il problema persiste nel tempo, limita la funzione o lo sport e non ha risposto adeguatamente al percorso conservativo già intrapreso.
Questo non significa che la durata del dolore costituisca automaticamente un'indicazione.
La decisione nasce dall'insieme di diagnosi, esame clinico, eventuale imaging, storia dei trattamenti precedenti e obiettivi del paziente.
Cosa ci dicono quindi le evidenze scientifiche più recenti?
La ricerca sulla proloterapia nelle tendinopatie sta diventando più consistente, ma non ha ancora prodotto una risposta definitiva valida per ogni condizione.
Gli studi più recenti sulla cuffia dei rotatori sono un buon esempio.
Una meta-analisi del 2025 ha trovato risultati favorevoli per dolore e funzione.
Un'altra revisione del 2025 non ha rilevato una superiorità significativa nei principali outcome riferiti dai pazienti rispetto ai trattamenti di controllo.
Non è una ragione per ignorare la proloterapia.
E non è una ragione per presentarla come una soluzione dimostrata per ogni tendinopatia.
È una ragione per fare ciò che la medicina dovrebbe fare quando le evidenze evolvono:
selezionare correttamente il paziente, definire l'indicazione, discutere benefici e limiti e continuare a confrontare i risultati con le nuove evidenze scientifiche.
La domanda quindi non dovrebbe essere soltanto:
La domanda clinicamente più utile è:
“Per questa tendinopatia, in questo paziente e in questo momento del percorso terapeutico, la proloterapia rappresenta un'opzione appropriata?”
È da qui che dovrebbe iniziare la decisione.
Sony S. et al., 2025 — Exploring dextrose prolotherapy in rotator cuff disorders: A systematic review and meta-analysis. 13 studi, 936 pazienti; risultati favorevoli su dolore e funzione, ma gli autori richiedono ulteriori trial e maggiore uniformità dei protocolli.
Tanpowpong T. et al., 2025 — Prolotherapy is not superior to control or placebo-based conservative treatments for rotator cuff tendinopathy. Otto studi, 431 pazienti; nessuna differenza significativa per dolore e SPADI rispetto ai controlli, con piccolo beneficio nell'abduzione.
Aydın T. et al., 2024 — Prolotherapy in the Treatment of Sports-Related Tendinopathies: A Systematic Review of Randomized Controlled Trials. 20 RCT e 1.136 pazienti; risultati favorevoli in numerosi studi, soprattutto su epicondilalgia, cuffia e fascia plantare, ma con quantità di evidenza differente fra le varie patologie.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31642203/
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